A.5.2: Valutazione ambientale delle “best practices” selezionate

Le operazioni di dragaggio dei sedimenti in passato erano effettuate  al solo fine di mantenere o garantire la corretta funzionalità operativa dei porti. Recentemente, a causa della possibile contaminazione di natura organica ed inorganica dei materiali dragati,  si sono dovuti prendere in considerazione altri aspetti. Tra i vari aspetti le criticità ambientali connesse a queste attività  hanno contribuito a far assumere una nova dimensione alle operazioni  di dragaggio.

La movimentazione dei sedimenti è così diventata un intervento specifico, atto non solo al mantenimento di idonee condizioni per la funzionalità dei porti, ma anche a garantire il mantenimento di adeguati standard di qualità dell’ambiente acquatico. Chi effettua i dragaggi non può ignorare i vincoli derivanti dalla tutela della fascia costiera, dell’ambiente marino e della salute pubblica.

La destinazione dei materiali di dragaggio e i trattamenti a cui questi possono essere sottoposti sono definiti principalmente dalla presenza o meno di contaminanti, nonché dalla quantità e dalla natura degli stessi. I livelli di contaminazione riscontrati nei fanghi dragati, infatti, possono precludere l’immersione diretta in mare e necessitare di sottoporre i sedimenti rimossi a procedure regolamentate relativamente alla movimentazione, al trattamento, al recupero o allo smaltimento. In assenza di una specifica definizione normativa, i materiali prodotti dalle operazioni di scavo, una volta estratti e portati a terra, costituiscono un rifiuto a tutti gli effetti, contraddistinto da uno specifico codice CER.

I lavori di dragaggio hanno negli ultimi tempi assunto una valenza economica ed ambientale tanto importante da richiedere un’approfondita ed oculata scelta dei mezzi e delle modalità di scavo e di trasporto dei materiali rimossi, e della loro gestione intesa come: deposito, trattamento e possibile riuso.

Attività di dragaggio e/o deposizione: aspetti normativi ed ambientali vincolanti le attività.

Aspetti normativi: Il D.M. 24/01/1996 (“Direttive inerenti le attività istruttorie per il rilascio delle autorizzazioni di cui all’art. 11 della legge 10 maggio 1976, n. 319 e successive modifiche ed integrazioni, relative allo scarico nelle acque del mare o in ambienti ad esso contigui, di materiali provenienti da escavo di fondali di ambienti marini o salmastri o di terreni litoranei emersi, nonché da ogni altra movimentazione di sedimenti in ambiente marino”) definisce le aree in cui non è possibile effettuare operazioni di dragaggio e/o scarico di sedimenti dragati. Chi esegue operazioni di dragaggio all’interno di porti turistici deve rispettare anche la normativa per la tutela della sicurezza del lavoro, della sicurezza nei cantieri, e della sicurezza in mare. Non vi sono norme tecniche adottate a livello statale né regionale per la disciplina dell’attività di dragaggio, ad eccezione che per i Siti di Interesse Nazionale di bonifica (DM 7-11-2008).

Aspetti ambientali: Compatibilità ambientale e paesaggistica. Le attività di dragaggio e/o deposizione dovranno altresì tener conto della pianificazione ambientale che comunque deve coordinarsi con gli altri strumenti di pianificazione del territorio previsti dalla normativa. L’indagine sulla pianificazione territoriale ed urbanistica a livello regionale e locale viene effettuata nei confronti dei seguenti strumenti di carattere sia generale che settoriale:

  • Piano Paesaggistico Regionale;
  • Piano stralcio per l’Assetto Idrogeologico (PAI);
  • Piano Regolatore Generale (PRG);
  • Piano Spiaggia (PS).

Gestione del sedimento dragato.

Per “gestione del sedimento” si intendono tutte le fasi relative alla movimentazione del sedimento, dal dragaggio al trasporto e allo smaltimento, compresa la caratterizzazione e la valutazione della sua qualità. Ai fini della manutenzione, tutela e risanamento dell’ecosistema marino – costiero, devono essere considerate tutte le diverse fasi.

La scelta delle alternative di trattamento  e di smaltimento dei sedimenti richiede di valutare attentamente i diversi criteri mirati all’integrazione economica, ambientale e sociale delle opzioni gestionali individuate, per poterne valutare la sostenibilità. Scelte ottimali dal punto di vista ambientale possono non esserlo da quello economico e viceversa. La ricerca di tecnologie mirate al raggiungimento di un buon compromesso tra questi diversi aspetti è condizione necessaria per poter perseguire un approccio integrato nella gestione dei sedimenti dragati.

Indagini volte al controllo ambientale dei sedimenti da destinare a ripascimento.

I principali aspetti vincolanti sono:

  • Vincoli economici Quanto un aziende/ ente è disposto ad investire nelle operazioni di dragaggio
  • Vincoli sociali Capacità della popolazione di accettare più o meno un determinato impianto (es discarica) piuttosto che di utilizzare i sedimenti trattati.
  • Vincoli ambientali

Aspetti ambientali per interventi di dragaggio e deposizione/ ripascimento delle spiagge.

Aspetti normativi

Chi esegue operazioni di dragaggio all’interno di porti turistici deve ovviamente rispettare la normativa a tutela della sicurezza del lavoro, della sicurezza nei cantieri, e della sicurezza in mare Non vi sono norme tecniche adottate a livello statale né regionale per la disciplina dell’attività di dragaggio, ad eccezione che per i Siti di bonifica di Interesse Nazionale. Per quanto riguarda le altre tipologie di siti, gli operatori possono fare riferimento al “Manuale per la movimentazione dei sedimenti marini”, redatto da APAT e ICRAM nel 2007 e alle “Linee Guida per le problematiche connesse alle attività di dragaggio nei porti e di possibilità e modalità di riutilizzo dei materiali dragati” del 28.05.2008 redatto a cura del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici. Approfondimenti nel documento allegato alla pagina web. Una volta individuato il quadro normativo di riferimento, uno dei primi step dell’algoritmo è generalmente la descrizione della granulometria del materiale da dragare. L’individuazione del quantitativo di sedimenti pelitici nel materiale da dragare ha grande rilevanza economica e tecnica nella fase di gestione post dragaggio. La frazione fine non ha grandi potenzialità di riutilizzo tal quale, ed il suo riciclaggio risulta tecnicamente ed economicamente impegnativo.

In base all’analisi granulometrica vengono dunque individuate modalità di gestione diverse. Esistono 2 principali modalità di gestione dei sedimenti:

  • Gestione dei sedimenti provenienti dal dragaggio all’interno dei SIN
  • Gestione dei sedimenti provenienti dal dragaggio al di fuori dei SIN

Approfondimenti nel documento allegato alla pagina web

 

Potenziali impatti legati al ripascimento/dragaggio di sedimenti.

I possibili impatti ambientali che si possono avere sull’ambiente circostante il sito di dragaggio possono essere così schematizzati:

  • variazione della morfologia e della batimetria dei fondali;
  • aumento della torbidità delle acque durante le attività di dragaggio e le sue possibili ripercussioni sulle aree limitrofe, con particolare attenzione alle biocenosi di elevato interesse naturalistico e agli usi legittimi del mare;
  • possibile risospensione del materiale depositato ma non ancora consolidato e che, una volta terminate le attività di dragaggio, potrebbe essere rimesso in circolo nella colonna d’acqua dalle correnti o dal passaggio delle navi;
  • possibili aumenti di concentrazione nella colonna d’acqua di quei contaminanti risultati a rischio nella fase di caratterizzazione del sedimento.

Tenendo conto dei differenti compartimenti dell’ecosistema marino, soggetti all’impatto delle attività legate al ripascimento/estrazione di sabbia, possono prendersi in considerazione i seguenti comparti:

  • fondo marino;
  • colonna d’acqua;
  • specie catalogate;
  • pesca;
  • comunità sensibili.

Metodi di studio per la valutazione degli impatti ambientali legati agli interventi di ripascimento/estrazione di sedimenti.

Si considera un impatto come qualunque perturbazione capace di introdurre alterazioni nella densità della popolazione, nella dimensione, frequenza e comportamento dei membri di una comunità di esseri viventi. Gli impatti possono essere positivi quando apportano miglioramenti o negativi quando sono accompagnati da una diminuzione di qualità del sistema.

La metodologia considerata come riferimento per queste valutazioni ambientali è la BACI (Before, After, Control, Impact) Il fondamento del BACI si basa sulla considerazione di protocolli sperimentali all’interno dei quali si effettuano campionamenti prima e dopo l’impatto e inoltre si stabilisce un’area di controllo dove l’impatto non ha effetto, che viene studiata seguendo le stesse procedure applicate all’area soggetta all’impatto.

 

Metodi di studio del fondo marino legati agli interventi di dragaggio e di ripascimento delle spiagge.

I metodi per la valutazione degli impatti ambientali legati agli interventi di ripascimento delle spiagge e agli interventi di estrazione/dragaggio dei sedimenti, nello specifico tengono conto dei seguenti aspetti:

  • topografia e batimetria;
  • riconoscimento visivo del fondo marino o prospezione visiva dei fondali marini;
  • metodi acustici di riconoscimento del fondo o di prospezione dei fondali;
  • metodi di campionamento del sedimento e del materiale biologico;
  • modifica e valutazione della qualità chimica dei sedimenti;
  • modifica e valutazione della qualità microbiologica dei sedimenti.

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Action 5.2 – Technical proposals for the dredged/treated sediments reuse in selected sites in Emilia-Romagna Region [download id=”62″]